Benvenuti al nostro coro.

 

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Diplomato in pianoforte e in direzione di coro, aveva scelto di dedicarsi completamente alla musica, mettendo da parte la laurea in farmacia e approfondendo la formazione con studi di composizione e di direzione d’orchestra. Docente nei Conservatori di Alessandria, Pescara e Frosinone, è stato particolarmente attivo nel campo della composizione, sia per strumenti tradizionali che per apparecchiature elettroniche. Fu tra i pionieri della sperimentazione in questo settore, fondando, già nel 1964, con Enore Zaffiri e Riccardo Vianello, lo Studio di Musica Elettronica di Torino. Nel 1973 un suo brevetto riguardante la scrittura della musica elettronica ottenne la medaglia di bronzo al 2° Salone Internazionale delle invenzioni di Ginevra. Dagli anni ’80 incominciò a lavorare sul rapporto fra suono – ottenuto anche in questo caso con apparecchiature elettroniche – e colore, utilizzando per la ricerca e l’esecuzione di concerti una strumentazione progettata e fatta costruire appositamente per ottenere in tempo reale immagini e suoni strettamente correlati. Fu anche attivo nell’ambito della poesia sonora: con il collettivo Il concento prosodico, che aveva costituito con Sergio Cena, Arrigo Lora Totino e Laura Santiano, è presente accanto a esponenti delle principali avanguardie europee nel disco Futura – Poesia sonora, pubblicato nel 1989 dalla Cramps Records. Particolare impegno dedicò alla composizione di musica per il teatro, collaborando a lungo con varie compagnie: a Torino con il Teatro D’uomo di Anna Bolens, a Roma con la Compagnia della parola di Franco Giacobini e Angela Goodwin, e con Giuliano Vasilicò presso il Teatro Politecnico. Come conferenziere sui temi della musica contemporanea, nel 2007 tenne una relazione, per la Notte europea della ricerca, sul tema La fisica e la matematica nell’evoluzione storica del linguaggio musicale; con una sua rubrica, In principio era il suono, ha partecipato a 32 puntate del programma di RAI Tre Atanor, per le quali ha composto anche le musiche originali. Nel 2004 ha ricevuto il Premio internazionale Foyer des artistes. Tra le sue composizioni, eseguite in Italia e all’estero, ricordiamo: Reminiscenze, per suono e colore (1990), la Cantata per Mamma Lucia (2003), Le sette parole di Cristo in croce (2007), Per non dimenticare (2009), Terra e suono: interferenze (2011), Stabat Mater (2016).

Negli ultimi vent’anni, una parte significativa dell’impegno di Roberto Musto come direttore e compositore è stata dedicata al coro di Sant’Agnese fuori le Mura, che ha guidato dal 1999 al 2021 e per il quale ha scritto numerosissimi adattamenti, trascrizioni e musiche originali. Di quanto questa esperienza sia stata per lui importante ha dato testimonianza, pur celandosi dietro la finzione letteraria del coro che parla in prima persona, nel volumetto Il coro polifonico della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura si ricorda. I miei 40 anni (1980-2020), destinato in regalo ai coristi per il Natale 2020.    

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Il Maestro Roberto Musto,

Direttore artistico del nostro Coro dal 1999, ci ha lasciato.

                Cantare nel Coro di Sant’Agnese diretto da Roberto Musto è stata l’esperienza di venti anni indimenticabili, resa possibile grazie alla grande capacità del nostro Maestro di comunicare tutto l’entusiasmo e la passione che sapeva esprimere nel Suo lavoro.

                L’armonia classica e le forme innovative che da essa derivano, nella proposta di Roberto, si sono sempre tradotte in un linguaggio accessibile a noi coristi, anche se non tutti sorretti dalla conoscenza, talora elementare, della musica.

            Superando i rigidi schemi che delimitano alcuni generi musicali, Roberto ha aperto il canto – ogni volta nuovo – a una feconda e innovativa contaminazione fra canto a cappella, polifonia accompagnata da orchestra, musica jazz ed elettronica: non segno di vuoto sperimentalismo ma uso di una pluralità di registri volti a ritrovare quel patrimonio comune di speranze, attese, solidarietà e fratellanza appartenente all’umanità.

             Con il nostro Maestro il canto ha assunto anche un valore civile, in quanto concreta esperienza di libertà di cui gioire e da annunciare a chi ne è privo.

                Accanto a questo, la Sua sensibilità umana e culturale ci ha permesso di scoprire molteplici volti della realtà: la bellezza di spazi aperti e luoghi d’arte, rivissuti nelle varie stagioni dell’anno, ma anche l’impatto con mondi chiusi segnati dalla sofferenza cui la nostra armonia, realizzata coralmente, ha cercato di portare una nota di speranza.

                In questi anni Roberto ha tradotto in musica quella ricerca di infinito cui tende ogni uomo, guidandoci verso il confine in cui il canto diventa naturalmente preghiera, invocazione espressa in tante lingue che, da premesse di fede diverse, assume il significato di un’unica orazione rivolta verso un unico Dio.

             Coraggioso nel comporre e nell’affrontare temi, generi e contesti nuovi,  Roberto ha testimoniato l’umiltà di chi riteneva degno, allo stesso modo, l’auditorium prestigioso della capitale, la grande basilica, la piccola chiesa di campagna e i luoghi delle periferie dove abbiamo cantato sempre accolti con gioia.

                La serietà dello studio non è mai stata un momento di arido tecnicismo ma veicolo perché il messaggio artistico e umano arrivasse attraverso il coinvolgimento dell’anima: per questo, costante è stato il suo paziente lavoro nell’invitarci a riconoscere la coerenza fra espressione formale e interpretazione di emozioni e significati della musica.

                Allo stesso modo anche il sostegno che abbiamo ricevuto dalle Maestre di vocalità, proposte negli anni da Roberto, ci ha aiutato a crescere insieme riconoscendo limiti e potenzialità di ciascuno. A detta di molti, infatti, il nostro Maestro ci ha aiutato a scoprire e far emergere doti nascoste che ignoravamo di avere, come un bravo educatore capace di portare alla luce i talenti dei suoi allievi.

                Gli siamo grati perché il Suo stile umano e professionale e la Sua apertura a un mondo privo di confini hanno consentito al nostro coro di vivere nella libertà un’intensa esperienza di coralità, conoscenza, festa e convivialità, sostegno reciproco, ascolto dell’altro: solo nell’apporto umile di sé il coro ha realizzato un’esperienza di comunità umana e civile prima ancora che musicale.

                Ci mancherà Roberto, la sua profonda umanità, la sua intelligente ironia e la bella avventura che ci ha fatto vivere, nella quale il canto e la musica sono stati il dono di ciascuno a se stesso e agli altri.

                Grazie Roberto.

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